Botteghe Storiche in centro allarme desertificazione

Gennaio 2017

Giulio Anticoli (Roma Produttiva): il nostro modello è Firenze che è riuscita a tutelare il centro storico perché riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Zsolt Keszi (Confartigianato): «Norme approvate quasi due anni fa ancora inefficaci»

Incapacità di prendere decisioni, sovrapposizione di (troppi) enti sulle diverse competenze, ritardi nello stanziamento dei finanziamenti e l’immancabile balletto di cavilli burocratici. L’allarme per la «desertificazione» cittadina, che ha visto falcidiare in pochi anni botteghe storiche e laboratori artigiani per far posto a minimarket, paninerie e negozietti di paccottiglia, non è recente, ma risale come minimo ai tempi della giunta Alemanno. Un’incapacità di cogliere la gravità del fenomeno che è poi proseguita con l’ex sindaco Marino, il commissariamento Tronca e, infine, l’attuale amministrazione M5 stelle.

«Il nuovo testo unico sull’artigianato è stato approvato in Regione un anno e mezzo fa all’unanimità — racconta Zsolt Keszi, presidente Confartigianato Imprese Lazio — ma è tuttora inefficace perché manca l’allegato finanziario. Un provvedimento che almeno sulla carta riconosce il ruolo del maestro artigiano ma per poter creare una sorta di scuola che preservi e trasmetta il mestiere, il nostro interlocutore oggi è l’assessore alla Formazione Smeriglio. E i tempi per arrivare a soluzioni concrete non sono chiari». E nessuno, forse, si è ancora reso conto che porre rimedio a questo imbarbarimento urbano è una corsa contro il tempo, oppure, prendiamone atto, non c’è autentica volontà politica di invertire una linea che, guardando all’interesse della città, è soltanto autolesionista. Così gli artigiani anziani muoiono senza lasciare eredi e spesso chi potrebbe ancora lavorare è costretto a chiudere per affitti alle stelle, fisco cieco e ingordo, incapacità di «fare sistema» e proporsi sui mercati esteri.

Giulio Anticoli, proprietario di una sartoria in viale Somalia, Presidente dell’ associazione «Roma Produttiva», fondata nel settembre scorso per preservare la qualità di molte strade storiche, sta provando a reagire: «Il nostro modello è Firenze perché è riuscita a mettere sotto tutela il centro storico in base alla convenzione dell’Unesco che lo riconosce come Patrimonio dell’Umanita. E abbiamo ospitato a Roma Giovanni Bettarini, assessore alle Attività produttive del capoluogo toscano, artefice del prezioso documento. L’intenzione dell’associazione, annunciato fin dalla sua nascita — prosegue Anticoli — era quello di farsi da tramite tra le istituzioni per cercare di replicare il modello fiorentino nella capitale, al fine di chiudere l’accesso del centro ad attività come fast food, internet center, transfert center, sale gioco, phone center, mini market, negozi di chincaglierie e porre fine alla devastazione del quadrante storico più importante del mondo, deturpato oggi da luci al neon e merce di bassissima qualità esposta nell’anarchia piu’ totale».