NIENTE ISOLA AMBIENTALE “ARGILETUM”

Roma 6 giugno 2020

Risultato raggiunto . Dopo anni di resistenza in cui abbiamo dovuto fronteggiare di tutto, menzogne, insulti, minacce, ogni sorta di mistificazioni, il Consiglio di Stato ci ha dato ragione.L’incredibile farsa della isola ambientale Argiletum, uno squallido piano di sfruttamento commerciale del Rione voluto da poche decine di persone, è stata smontata pezzo per pezzo.
La gestione sconsiderata, sorda e prevaricatrice di alcuni consiglieri ha causato una clamorosa sconfitta per l’amministrazione capitolina, condannata persino a pagare le spese processuali.
Forzature, strumentalizzazioni, manifesta carenza d’istruttoria (analisi di impatto assenti e analisi di traffico insufficienti), violazione delle competenze municipali, parzialità, travisamento dei fatti, sviamento, illogica spendita di fondi pubblici: sono solo alcune delle gravi irregolarità che abbiamo riscontrato e che sono state censurate dal Consiglio di Stato.
Per anni ci siamo battuti sono stati impegnati uffici, ore rubate al nostro lavoro per evidenziare tutte le lacune che questo progetto aveva incontri presso gli uffici della Mobilità , denari dei contribuenti su un progetto strampalato, inattuabile, inviso alla popolazione di chi vive e lavora nel Rione Monti.
Per anni il Campidoglio ha ignorato le nostre richieste di ascolto, le milleduecento firme dei cittadini del Rione, le proposte alternative di noi  artigiani e dei residenti. Ha ignorato il lavoro di partecipazione pubblica avviato dal Primo Municipio in collaborazione con RomaTre per costruire un progetto condiviso di riqualificazione.
Noi siamo ancora qui, a disposizione di altri interlocutori autorevoli, qualificati e animati da buona fede e sincero desiderio di riqualificare il nostro Rione per discutere di progetti veri. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di salvare il Rione Monti – e tutto il centro storico – dalla deriva che questa amministrazione sta aggravando, quando in tutto il mondo cresce la consapevolezza dei guasti causati dall’overtourism. Vediamo solo provvedimenti per gli esercizi commerciali, con concessione di spazi pubblici per fare attività di impresa privata, ma nessuno pensa che, per ogni negozio o ristorante in strada, sopra ci sono decine di appartamenti dove abitano persone che soffrono la crisi come gli altri.
È ora di arginare questa vera e propria “dittatura dei pianterreni” per ridare voce alle esigenze della vivibilità equilibrata, anche nell’interesse dell’industria turistica. È stato triste vedere, durante le sere del lockdown, quante finestre spente, quanti appartamenti b&b da cui i residenti sono usciti per lasciare il posto ai turisti.
Di una cosa però dobbiamo ringraziare la Sindaca e i suoi improvvidi consiglieri: ci ha fatto unire, abbiamo recuperato un senso di comunità, trasversale, residenti, artigiani ed esercenti uniti. È un bene prezioso che non dobbiamo disperdere. È il momento, dopo questi lunghi e difficili mesi di quarantena, per rilanciare il nostro Rione, ma non nella direzione miope e di sfruttamento commerciale che ancora un volta il Campidoglio cerca di imporre. Il Rione, affogato dal turismo mordi e fuggi, deve recuperare la propria storia, riaprirsi ai residenti, ripopolarsi, come tutto il centro storico.
Organizzeremo presto, non appena ci sarà consentito, un’assemblea pubblica per ritrovarci e rilanciare il nostro amato Rione e salvaguardare quel tessuto sociale fatto di cultura tradizione e botteghe artigiane